Group therapy in session sitting in a circle

 

 

“È straordinario quanto risulta liberatorio sentirsi capaci di vedere che i nostri pensieri sono solo pensieri e non sono “noi” né la realtà. La semplice azione di riconoscere i nostri pensieri e basta può liberarci dalla realtà distorta che essi spesso creano e conferirci una maggiore lucidità e il senso di poter gestire meglio la nostra vita”

Kabat-Zinn

 

Cos’è la Mindfulness?

 

La Mindfulness è un modo di osservare la propria esperienza, che per secoli è stato praticato in Oriente, attraverso diverse forme di meditazione. Recenti ricerche hanno provato che praticare la Mindfulness può avere importanti benefici psicologici (Hayes, Linehan, 2004). Oggi la Mindfulness viene, infatti, adottata come strumento per migliorare il trattamento clinico in un ampio numero di approcci psicologici (Teasdale 2002).

È una pratica di attenzione consapevole, intenzionale, non giudicante nel momento presente. Il focus dell’intervento consiste nell’accettare i pensieri esattamente per quello che sono senza la pretesa di modificarne il contenuto, sviluppando così la capacità progressiva di distanziarsi da essi senza esserne travolti.

La mindfulness ci insegna a fermarci nel qui e ora. Imparare a praticare la mindfulness nella vita quotidiana significa imparare a prendersi cura di sé attraverso una maggior comprensione della relazione mente-corpo, attivando le proprie risorse di far fronte ai problemi di crescita interiore e di guarigione.

 

A chi è rivolto?

  • A chi vuole imparare un metodo per affrontare in modo diverso la quotidianità.
  • A chi vuole imparare una nuova modalità di prendersi cura di sé.
  • A chi vive una condizione di stress (scolastico, lavorativo, famigliare).
  • A chi soffre di patologie correlate allo stress (dolore cronico, cefalea, bruxismo, insonnia, ipertensione, disturbi gastrointestinali, malattie della pelle, malattie cardiovascolari).
  • A chi si sente in una situazione di particolare disagio (tono dell’umore basso, disturbi d’ansia, attacchi di panico).

 

Come?

 

Di seguito un piccolo esercizio per iniziare a familiarizzare con la pratica di consapevolezza:

 

“Procurati due chicchi d’uva passa, guardali attentamente tenendoli sul palmo della mano, come se fosse la prima volta nella tua vita in cui ti imbatti nell’uvetta. Notane la dimensione, il profilo, il colore, il peso, la forma. Anche quando pensi di aver osservato tutto presta ancora attenzione: cosa puoi ancora notare?

Passa poi al tatto e comincia a palpare attentamente I chicchi con I polpastrelli avendo cura di avvertirne la consistenza e tutte le caratteristiche della superficie liscia rugosa avvizzita levigata; non avere fretta, resta nel momento presente, sii presente con il tuo tatto. Poi annusali molto lentamente e nota le sensazioni che ricavi dall’odore: dolciastro, speziato, intenso, persistente..

Infine, dopo un po’ metti in bocca i chicchi d’uvetta e, prima di cominciare a masticarli, concentrati su tutte le sensazioni gustative che ne ricavi: gommosi, zuccherini, succosi, è come mangiare “al rallentatore”. Se vuoi puoi anche annotare su un foglio l’elenco delle caratteristiche dell’uvetta e delle tue sensazioni associate ad esse, che sperimenti con i quattro sensi: la vista, il tatto, l’olfatto e il gusto.”

 

Vi sarete accorti di quanti particolari inaspettati, a cui non avevate mai prestato attenzione, sono contenuti in un semplice acino di uvetta. La scelta dell’uva passa non è casuale, perché mostra che anche una cosa così piccola e semplice, come un chicco di uvetta, può suscitare in noi così tante sensazioni, normalmente del tutto ignorate.

Basta scorrere l’elenco che avete trascritto per cogliere una simile ricchezza. Naturalmente l’uvetta può essere sostituita da un piccolo pezzetto di pane o da uno spicchio di mandarino. Ciò che conta, in ogni caso, è che quella genuina curiosità connessa all’atto di mangiare è esattamente quello che non sperimentiamo ordinariamente quando mangiamo. Di solito saltiamo direttamente al consumare il boccone, inghiottendolo più o meno rapidamente, senza ATTENZIONE e senza sperimentare appieno la consistenza, l’odore, il gusto e le altre qualità di ciò che mangiamo. L’esercizio illustrato è finalizzato a dimostrare come anche l’atto del mangiare, che noi compiamo tutti i giorni automaticamente, può essere effettuato in modo più accurato e consapevole ed in tal modo è possibile compiere un’esperienza del tutto diversa rispetto all’atto che tutti i giorni, più volte al giorno, svolgiamo senza piena consapevolezza.