Depressione

La depressione è un disturbo molto comune (in italia si stima interessi circa 8 milioni di persone), che interessa il tono dell’umore. L’umore ha la caratteristica di essere flessibile, poichè di norma flette verso l’alto quando ci troviamo in situazioni positive, flette, invece, verso il basso quando ci troviamo in situazioni negative. Quando la vita ci impone di affrontare situazioni spiacevoli, il tono dell’umore flette verso il basso e diventiamo tristi. È una normale reazione che non ha nulla di patologico. Quando l’abbassamento dell’umore ha una spiegazione logica, dura per un tempo limitato e non porta ad una limitazione sensibile della propria quotidianità, va considerato normale. Si parla di depressione quando il tono dell’umore perde la sua caratteristica di flessibilità, si fissa verso il basso e non è più influenzabile dalle situazioni esterne favorevoli. Perde la sua funzione adattiva compromettendo il funzionamento della persona a livello individuale, sociale e lavorativo.

Come riconoscere la Depressione?

Il tono dell’umore flette verso il basso, ma non solo: vi è una marcata riduzione di interesse per tutte le attività, un possibile senso di vuoto interiore, di profonda tristezza, di sentimenti di inadeguatezza con tendenza ad isolarsi. Altri sintomi sono l’alterazione dell’appetito e del sonno. Può manifestarsi un senso di spossatezza e di perdita delle energie, un rallentamento psicomotorio, ma talvolta anche uno stato di irrequietezza. Si può manifestare una riduzione della capacità di attenzione e di concentrazione. Talvolta ci possono essere pensieri come voler mollare tutto o addirittura farla finita. La presenza di sentimenti di autosvalutazione e di colpa eccessivi sono un‘altra caratteristica di questo disturbo. Alcune persone possono, tuttavia, essere depresse non manifestando sintomi evidenti di depressione, ma lamentandosi invece per malesseri fisici o scivolando nell’alcolismo o nell’uso di droghe.

Cause della depressione

I fattori che possono contribuire allo sviluppo di un episodio depressivo sono molti; tuttavia, anche se spesso la depressione si sviluppa senza un apparente causa immediata, spesso colpisce persone che prima stavano bene e che ora si trovano ad affrontare situazioni di perdita (separazioni, lutto, perdita del lavoro…). Gli eventi negativi sono comuni nella vita di ogni persona; tuttavia, in alcuni casi, per una serie di fattori, possono far precipitare in stati di disagio psicologico. Le condizioni depressive sono uno dei più frequenti quadri di reazione a questi eventi. Il verificarsi di un evento, anche molto grave, non implica la conseguenza di uno stato depressivo; il passaggio da un evento a una condizione depressiva va visto in un contesto in cui giocano diversi fattori. Molte persone sono convinte che siano gli eventi a provocare direttamente le emozioni e i comportamenti, sottovalutando il ruolo dei nostri pensieri. In realtà non è tanto la situazione, bensì ciò che pensiamo in merito ad essa, il nostro modo di attribuire valore e significato a questa, a determinare le nostre emozioni e comportamenti. Questo spiega come le diverse persone hanno reazioni diverse a medesime situazioni. Nel caso della depressione, le persone tendono ad avere in determinate situazioni pensieri che vengono definiti disfunzionali. Sono catastrofici, rigidi, distruttivi e illogici. Questi pensieri si sono formati in molti anni, tanto da divenire abituali: le persone non si accorgono di pensarli

Pensieri disfunzionali tipici

Pensieri negativi su di sé: “non valgo nulla”, “sono un incapace”, “è tutta colpa mia”.

Pensieri negativi sul mondo e sul futuro: “andrà tutto male”, “nessuno mi capisce”.

Pensare in bianco e nero: “se ora ho sbagliato, continuerò sempre a sbagliare”.

Catastrofizzare: si tende ad esagerare in maniera negativa l’interpretazione di un evento.

Doverizzare: “gli altri devono capire come mi sento”, “non devo dimostrare vulnerabilità”.

Tutti questi pensieri sono modalità disfunzionali di attribuire significato agli eventi; ciò comporta di conseguenza la presenza di emozioni negative e di comportamenti altrettanto disfunzionali, che ci impediscono di far fronte agli eventi adattandoci ad essi.La presenza di emozioni e comportamenti disfunzionali fa si che la persona confermi ulteriormente i propri pensieri negativi, creando un circolo vizioso che comporta sempre un maggior disagio.

Cosa fare

Una volta identificati, è necessario mettere in discussione i pensieri negativi prendendo da essi le distanze e considerandoli come ipotesi, non come unica soluzione ed interpretazione della realtà. Lo scopo fondamentale è quello di sostituire questi pensieri disfunzionali con quelli funzionali. Il considerare e sperimentare ipotesi alternative, più realistiche e flessibili, può contribuire a promuovere il nostro benessere e la capacità di raggiungere i nostri obiettivi. Certo non è un’operazione facile: non siamo abituati a riflettere sui nostri pensieri, tantomeno siamo abituati a cercare di contrastarli, per cui non sorprendiamoci se troviamo difficoltà nel costruire pensieri alternativi. Inizialmente può bastare riuscire a mettere in dubbio i propri pensieri riconosciuti come negativi e, successivamente, sarà possibile sostituirli con pensieri più realistici e funzionali. È importante ricordare che ci vuole tempo per cambiare le proprie abitudini, ma che anche i pensieri funzionali possono diventarlo, contribuendo così al nostro benessere.

Negli ultimi anni sono stati individuati diversi tipi di trattamenti per la cura della depressione. Dagli studi scientifici emerge che attualmente le cure più efficaci per la depressione sono il trattamento farmacologico, la psicoterapia interpersonale e la psicoterapia cognitivo-comportamentale. Diversi studi evidenziano che circa il 75% dei pazienti depressi ha una significativa diminuzione dei sintomi entro le prime 20 sedute di psicoterapia. Nel caso in cui alla psicoterapia è associato un trattamento farmacologico, la riduzione della sintomatologia si verifica nell’85% dei casi. E’ stato anche dimostrato che questi miglioramenti sono durevoli nel tempo. Secondo l’approccio cognitivista, i pensieri e le convinzioni negative su di sé, sul mondo e sul futuro hanno un ruolo chiave nell’esordio e nel mantenimento della depressione. Nella cura di questo disturbo, dunque, la terapia cognitivo-comportamentale si focalizza soprattutto sui modi in cui il soggetto interpreta gli eventi che accadono, vi reagisce e valuta sé stesso. Il terapeuta cognitivista si propone di aiutare il paziente ad identificare e modificare i pensieri e le convinzioni negative che ha su sé stesso, sul mondo e sul futuro, ricorrendo a numerose e specifiche tecniche cognitivo-comportamentali. Il cambiamento nel modo di pensare porterà ad una regolazione del tono dell’umore e a modificazioni dei sintomi, che a loro volta influiranno positivamente sui pensieri. In modo simile, la modificazione di alcuni comportamenti problematici (es. isolamento sociale) avrà un effetto benefico sui pensieri e sulle emozioni della persona. In questo modo è possibile interrompere i circoli viziosi che mantengono la depressione nel tempo.

Non è sufficiente desiderare

di ottenere la padronanza di se stessi,

così come non basta lavorare molto

per raggiungerla.

E’ anche fondamentale la corretta conoscenza dei mezzi per raggiungerla.

Aldous Huxley