Che cos’è?

 L’ansia è la risposta del nostro organismo alle situazioni di pericolo, sia esso reale o percepito. Quando una persona sente di essere in pericolo, il cervello dà il via ad una serie di risposte fisiologiche e mentali che prendono il nome di reazioni di attacco/fuga.

La sensazione di pericolo innesca il rilascio di adrenalina e determina un maggior afflusso sanguigno al cervello e ai muscoli. Tale meccanismo ha la funzione di permettere più velocemente la fuga.

Ci si sente con i nervi a fior di pelle, tesi, irrequieti, ma se non succede nulla tutto svanisce in poco tempo.

È normale quando…

 L’ansia è un particolare stato psicologico caratterizzato da una sintomatologia somantica specifica e dalla costante aspettativa di un qualche evento negativo spesso scollegato da un reale motivo contingente.

Tra le reazioni più tipiche dell’ansia:

  • il respiro si fa più frequente;
  • aumento del ritmo cardiaco e della pressione sanguigna;
  • il sangue è dirottato ai muscoli;
  • i muscoli si tendono;
  • si comincia a sudare;
  • la digestione si ferma, senso di nausea, nodo allo stomaco, inappetenza;
  • la bocca diventa secca;
  • senso di vertigini, cefalea, ronzio nelle orecchie.

L’ansia è una condizione molto frequente e tutti prima o poi la sperimentiamo, e la sensazione che l’accompagna è che le nostre risorse siano inadeguate per affrontare ciò che ci si presenta; oppure altre volte ci aspettiamo un danno senza, di fatto, alcuna o scarse premesse oggettive. Ci sono, però, situazioni in cui l’ansia è normale, anzi è “buona” per noi e ci aiuta a rispondere in modo più adeguato ai compiti quotidiani: pensiamo ad esempio ad un esame in cui è risaputo che un modesto livello d’ansia migliora le nostre prestazioni, almeno fino a quando l’ansia sarà ad un livello sopportabile; se invece supera il livello di accettabilità soggettiva, il rendimento  tenderà a peggiorare fino all’incapacità d’azione

L’ansia diventa un problema se...

 L’ansia diventa un problema quando la reazione di attacco o fuga si attiva troppo facilmente e finisce per rendere difficoltoso portare a termine i nostri compiti quotidiani.

Ecco alcuni esempi: 

  • si evitano luoghi e situazioni perché si ha paura di avere un attacco di panico;
  • si rimugina continuamente sui propri problemi, e su quelli che potranno verificarsi;
  • si è continuamente preoccupati della possibilità di essere malati;
Alcune persone sono più ansiose di altre..

L’ansia è un’emozione normale che prova ogni soggetto nell’arco della vita. Ha la funzione di segnalare situazioni di pericolo dandoci la possibilità di affrontarle al meglio ricorrendo alle risorse più adeguate. Ma perché, allora,  alcune persone sono più ansiose di altre? In base ad alcuni studi empirici, i fattori di rischio per l’insorgenza di questo disturbo sembrano essere:

  • caratteristiche di personalità: il modo di pensare, relazionarsi, reagire alle situazioni;
  • uno stile di pensiero nel quale gli eventi tendono ad essere interpretati in modo minaccioso;
  • stress associati ad eventi che comportano cambiamenti di vita importanti, ad esempio lutti, perdita del lavoro….

 

Cosa fare

 I trattamenti riconosciuti come più efficaci per la cura del disturbo d’ansia sono la farmacoterapia e la psicoterapia. Nella terapia farmacologica il medico spesso prescrive antidepressivi di nuova generazione e benzodiazepine. Tuttavia curare questo disturbo coi soli farmaci potrebbe essere come curare un forte mal di schiena facendo uso esclusivo di antidolorifici: dopo qualche tempo è possibile che il dolore si ripresenti poiché non si è agito su ciò che lo ha realmente provocato.
Per questo motivo spesso i clinici associano al trattamento farmacologico quello psicoterapeutico.
Riguardo alla psicoterapia, da alcuni studi empirici risulta che nella cura del disturbo d’ansia il trattamento cognitivo comportamentale sia più efficace di altri approcci psicoterapici. Rispetto alla terapia individuale, poi, quella di gruppo consente ad ogni partecipante di confrontarsi con altre persone che soffrono del suo stesso disturbo, favorendo il ridimensionamento del problema e la riduzione della sensazione soggettiva di “essere anormale”.